(Adnkronos) – Mentre sale la tensione sugli ostaggi nella guerra tra Israele e Hamas, proseguono i raid aerei israeliani. Almeno 47 palestinesi sono rimasti uccisi nelle scorse a Jabaliya e nel campo di Deir al Balah, nella Striscia di Gaza, riporta l’agenzia stampa palestinese Wafa, specificando che sono state colpite abitazioni civili.  

Nella località nel nord della Striscia sono stati recuperati i corpi di 35 civili, altre 90 persone sono state ferite, mentre si pensa che vi siano ancora persone intrappolate sotto le macerie. Nel bombardamento simultaneo nel campo profughi nel centro della Striscia sono rimaste uccise almeno 12 persone, con molte altre che sono state ferite. Molte delle vittime sono persone sfollate a causa della guerra dalle loro case. 

Le Forze di difesa israeliane hanno reso noto che è stato scoperto nei pressi del valico di Erez, tra Israele e Gaza, quello che viene considerato il tunnel più grande di Hamas. Secondo Idf il sistema di gallerie sotterranee si estende per 4 chilometri, con l’ingresso a soli 400 metri dal valico di Erez, che veniva usato quotidianamente dai residenti di Gaza per entrare in Israele per lavoro o per cure mediche. Il sistema è stato progettato da Mohammad Sinwar, fratello del leader di Hamas nella Striscia, Yahya Sinwar, e comandante del battaglione Khan Yunis. 

Si apprende intanto che l’incontro tra il direttore del Mossad David Barnea e il premier del Qatar, per la ripresa di negoziati per una nuova tregua, è stato “positivo”. Lo hanno detto alla Cnn fonti diplomatiche, confermando che il faccia a faccia tra il capo dei servizi segreti esterni israeliani e Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al-Thani è avvenuto venerdì a Oslo. 

Germania e Gran Bretagna chiedono un “cessate il fuoco sostenibile” a Gaza. “Dobbiamo fare il possibile per preparare la strada per un cessate il fuoco sostenibile che porti a un pace sostenibile. Prima si fa meglio è, il bisogno è urgente”, hanno detto i ministri degli Esteri di Regno Unito e Germania, David Cameron e Annalena Baerbock in un articolo sul Sunday Times in cui sottolineano che “troppi civili vengono uccisi”. Nell’articolo non si chiede un “cessate il fuoco immediato e generale”, che non viene considerato “il modo di andare avanti” perché ignorerebbe “il perché le forze israeliane si devono difendere”. 

“Hamas ha barbaramente attaccato Israele e ancora lancia razzi ogni giorno per uccidere israeliani. Hamas deve deporre le armi”, scrivono i due ministri, sottolineando che “lasciare Hamas al potere a Gaza sarebbe un permanente impedimento alla soluzione dei due Stati, un cessate il fuoco non sostenibile, velocemente precipiterebbe in nuova violenza, renderebbe solo più difficile costruire la fiducia necessaria per la pace”. In un discorso pronunciato ieri sera Benjamin Netanyahu ha apertamente dichiarato di non sostenere la soluzione dei due Stati, definendo gli accordi di Oslo “un errore fatale”. 

In centinaia ieri sono scesi in piazza a Tel Aviv per protestare e chiedere trattative subito. Una folla radunata nel centro della città ha sfilato in corteo con cartelloni e striscioni con foto e nomi degli ostaggi bloccando le strade per chiedere al governo di intervenire per il rilascio immediato di tutte le persone ancora tenute prigioniere nell’enclave palestinese. 

“Per loro il tempo sta finendo, riportateli a casa adesso”, ha intonato la folla, senza risparmiare critiche al governo del premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di non fare abbastanza per ottenere la liberazione degli ostaggi nella convinzione che un accordo come quello di fine novembre avrebbe evitato “incidenti” come quello delle scorse ore.  

“La pressione militare è necessaria per il ritorno degli ostaggi e per la vittoria – ha scandito in conferenza stampa Netanyahu – Senza la pressione militare non avremmo nulla”. Per questo, ha aggiunto, “continueremo a combattere fino alla vittoria. Il sacrificio dei nostri eroi non è stato vano”, ha assicurato il premier esprimendo le sue condoglianze ai familiari degli ostaggi morti.  

Ma Hamas è determinata a usare fino in fondo gli ostaggi a suo vantaggio: “Non ci sarà nessun altro accordo sugli ostaggi fino a quando Israele non fermerà l’aggressione a Gaza e rispetterà le condizioni per un accordo”, ha fatto sapere Osama Hamdan, membro dell’ufficio politico di Hamas. “Se gli israeliani vogliono che gli ostaggi e i prigionieri tornino vivi, questo non accadrà a meno che non vi sia una completa cessazione dell’aggressione israeliana e dopo un accordo sullo scambio degli ostaggi in base alle condizioni dei combattenti palestinesi”, ha affermato Hamdan. 

Un cecchino dell’esercito israeliano ha ucciso due donne che si trovavano all’interno di una chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, secondo quanto riferisce in un comunicato il Patriarcato Latino di Gerusalemme, ricordando che molte famiglie cattoliche hanno trovato rifugio all’interno della chiesa dall’inizio del conflitto. Secondo la ricostruzione fornita dal comunicato, le due donne, madre e figlia, stavano camminando nel convento quando sono state colpite dagli spari, e “una è morta mentre stava cercando di mettere in salvo l’altra”. 

Nell’attacco altre 7 persone sono state ferite. “Non è stato dato nessun preavviso, sono state uccise a sangue freddo all’interno della parrocchia, dove non c’erano belligeranti”, continua il comunicato. Venerdì la deputata britannica Layla Moran ha reso noto che suoi familiari sono rifugiati nella chiesa e sono “disperati e terrorizzati” mentre le condizioni continuano a peggiorare. 

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha denunciato anche che le forze israeliane hanno colpito il convento delle sorelle di Madre Teresa, che ospita 54 persone disabili e fa parte del compound della chiesa. Il generatore dell’edificio, unica fonte di elettricità, i pannelli solari e le cisterne dell’acqua sono state distrutte, rendendo così il convento “non abitabile”.