(Adnkronos) – Stare all’aperto, con l’arrivo della bella stagione, non è solo piacevole: fa bene al corpo e anche all’umore. Ma servono alcune attenzioni, specie per la pelle che, dopo i mesi invernali, “è più vulnerabile. Il cosiddetto ‘primo sole’ può infatti nascondere alcune insidie. Complice la percezione di un’irradiazione meno intensa rispetto all’estate, si tende infatti a esporsi con minore attenzione. Abituare la pelle al sole in modo progressivo è il modo migliore per proteggerla. La fotoprotezione non è un gesto stagionale, ma un’abitudine che dovrebbe accompagnarci durante tutto l’anno”. Così Roberta Giuffrida, dermatologa e ricercatrice presso l’ospedale universitario ‘Gaetano Martino’ di Messina e membro del Consiglio direttivo dellla Sidemast (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse), spiega all’Adnkronos Salute come esporsi al sole in sicurezza durante la primavera. 

Il rischio principale del sole di primavera “è sottovalutarlo – avverte Giuffrida – Dopo l’inverno la pelle non è più abituata al sole e presenta una ridotta capacità di adattamento ai raggi ultravioletti (Uv): di conseguenza, anche un’esposizione breve può provocare eritemi o, nei casi più intensi, vere e proprie scottature. A rendere più insidioso il primo sole è proprio la sua apparente ‘leggerezza’: le temperature sono miti e la sensazione di calore è limitata, ma i raggi Uv sono comunque presenti e attivi. I danni da radiazioni Uv, inoltre, sono cumulativi – precisa l’esperta – Non dipendono solo dalle esposizioni intense e prolungate tipiche dell’estate, ma anche da quelle intermittenti, spesso sottovalutate, frequenti proprio in primavera. E’ anche attraverso questo tipo di esposizione che si accumula il danno cutaneo nel lungo periodo, che può tradursi in fotoinvecchiamento, con comparsa di macchie, rughe e riduzione dell’elasticità cutanea, e in un aumento del rischio di tumori della pelle”. 

Ci sono poi delle precauzioni da tenere presente in base all’età. “Nei bambini la pelle è più sensibile e presenta meccanismi di difesa nei confronti dei raggi Uv non ancora completamente sviluppati, risultando quindi più vulnerabile al danno solare – illustra la dermatologa – Per questo è fondamentale limitare l’esposizione diretta, soprattutto nelle ore centrali della giornata, e utilizzare filtri solari ad alta protezione, insieme a cappellini e indumenti adeguati. Nei giovani – prosegue – il principale fattore di rischio è spesso comportamentale: si tende a esporsi senza protezione, perché il sole primaverile è percepito come innocuo, oppure si cerca di ‘anticipare’ l’abbronzatura. In realtà, è anche attraverso questi comportamenti che si contribuisce in modo significativo all’accumulo del danno solare. Negli adulti e negli anziani”, infine, “oltre al rischio di scottature è importante considerare gli effetti a lungo termine dell’esposizione cumulativa: aumenta la probabilità di sviluppare lesioni precancerose, come le cheratosi attiniche, e tumori cutanei. Per questo la fotoprotezione dovrebbe diventare una routine quotidiana, associata a controlli dermatologici periodici, soprattutto nei soggetti più a rischio”, raccomanda la specialista. 

E’ inoltre importante prestare particolare cautela in alcune condizioni. “Alcuni farmaci, come antibiotici, antinfiammatori, retinoidi o alcuni diuretici – sottolinea Giuffrida – possono aumentare la fotosensibilità e rendere la pelle più reattiva alla luce solare, con rischio di eritemi o reazioni cutanee talvolta severe. Anche alcune patologie dermatologiche richiedono attenzione: l’acne, ad esempio, può dare un’apparente sensazione di miglioramento iniziale con il sole, ma spesso tende a peggiorare nelle settimane successive. Condizioni come melasma, rosacea o altre dermatosi fotosensibili possono essere aggravate dall’esposizione solare non protetta. In questi casi – rimarca – è fondamentale adottare una protezione rigorosa e, se necessario, confrontarsi con il dermatologo”. 

La parola chiave, con il primo sole, “è gradualità – consiglia l’esperta della Sidemast – E’ importante esporsi progressivamente, evitando le ore di massima intensità solare, generalmente tra le 11 e le 16. La protezione solare deve diventare un’abitudine quotidiana: va scelta una crema ad ampio spettro contro Uva e Uvb, applicata in quantità adeguata e riapplicata nel corso della giornata, soprattutto se si trascorre molto tempo all’aperto. E’ utile ricordare che i raggi ultravioletti sono presenti anche in condizioni di nuvolosità, quindi la protezione resta necessaria anche quando il cielo non è completamente sereno. E’ inoltre fondamentale l’uso di cappelli, occhiali da sole e, quando possibile, indumenti protettivi. Un’esposizione equilibrata e consapevole – conclude Giuffrida – consente non solo di ridurre i rischi cutanei, ma anche di mantenere i benefici della luce solare sull’organismo, tra cui la sintesi della vitamina D e gli effetti sul sistema immunitario”.