(Adnkronos) – Israele ha fissato una linea rossa netta in vista dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in programma a Istanbul: secondo quanto riportato dalla Cnn, qualsiasi accordo che non includa la rinuncia iraniana al programma di missili balistici è considerato inaccettabile. In caso contrario, avvertono ambienti militari e politici israeliani, Tel Aviv è pronta ad agire unilateralmente, anche senza un mandato esplicito di Washington.
È questo il punto che domina il dibattito strategico israeliano nelle ore che precedono l’avvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, e che rischia di trasformare il tavolo diplomatico di Istanbul in un passaggio ad altissimo rischio di escalation.
Secondo analisti militari israeliani, citati dall’agenzia turca Anadolou, il negoziato nasce già monco se limitato alla sola dimensione nucleare. Per Israele, infatti, la minaccia più immediata non è l’uranio arricchito, ma la capacità dell’Iran di ricostruire e potenziare il proprio arsenale di missili balistici a lungo raggio, dopo i danni subiti durante la guerra di giugno 2025.
In questo quadro, Tel Aviv ritiene che un accordo che lasci intatto il programma missilistico iraniano non farebbe che congelare il problema, consentendo a Teheran di guadagnare tempo, rafforzare le proprie capacità industriali e mantenere una deterrenza offensiva diretta contro Israele. La posizione israeliana è esplicita: senza lo smantellamento del programma balistico, non esiste un “buon accordo”.
Dietro le dichiarazioni pubbliche, Israele sta inviando un messaggio chiaro anche all’alleato americano. L’arrivo in Israele dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, alla vigilia dei colloqui di Istanbul, serve proprio a chiarire che un compromesso “minimalista” con l’Iran non sarà accettato. Secondo fonti militari e commentatori israeliani, Tel Aviv ritiene plausibile che Washington punti a un’intesa limitata, concentrata sull’arricchimento dell’uranio e su meccanismi di verifica, rinviando il dossier missilistico a una fase successiva.
Per Israele, però, questo approccio equivale a spostare in avanti una guerra inevitabile. Da qui l’avvertimento più duro: se l’Iran non accetterà di rinunciare ai missili balistici, Israele si riserva il diritto di colpire unilateralmente.
Nel dibattito strategico israeliano, l’ipotesi di un’azione autonoma non è più un tabù. Gli analisti sottolineano che, nonostante i danni subiti dalle difese aeree iraniane nel 2025, Teheran conserva una solida base industriale e tecnologica che potrebbe consentirle di ricostruire rapidamente capacità offensive avanzate. È per questo che l’esercito israeliano ha chiarito che i colloqui di Istanbul non comportano alcuna riduzione del livello di allerta, né sul piano difensivo né su quello offensivo. Al contrario, le forze armate israeliane stanno lavorando sull’ipotesi che l’Iran abbia tratto insegnamenti dal conflitto precedente, rendendo necessaria una preparazione ancora più sofisticata in vista di un eventuale nuovo confronto.
Teheran continua a sostenere che i propri missili hanno una funzione puramente difensiva e che la rinuncia a questo strumento equivarrebbe a una resa strategica in un contesto regionale ostile. È proprio questo scontro di linee rosse a rendere i colloqui di Istanbul estremamente fragili: ciò che Israele considera una condizione minima, l’Iran lo considera una capitolazione.
