(Adnkronos) –
Nella Striscia di Gaza la sanità è al “collasso”. “Poche ci separano dal collasso del sistema sanitario a causa del mancato arrivo del carburante necessario per far funzionare i generatori negli ospedali, per far uscire le ambulanze”, denuncia il ministero della Salute di Gaza, secondo il quale il bilancio delle vittime nell’enclave dal 7 ottobre ha intanto superato quota 35.000 (è di 35.091 palestinesi uccisi) e 78.827 feriti. Solo nelle ultime 24 ore sono morte 57 persone e 82 sono rimaste ferite.
Proprio oggi le forze israeliane hanno emesso un ordine di evacuazione per l’ospedale kuwaitiano di Rafah, riporta al Jazeera, aggiungendo che i medici della struttura sanitaria temono che un attacco all’ospedale significherebbe un “crollo completo” del limitato sistema sanitario della città meridionale della Striscia.
Continuano intanto i raid di Israele contro Hamas in tutta la Striscia di Gaza. Nella notte attacchi sono stati condotti dalle Idf sulla parte orientale di Rafah, dove sono state colpite auto della polizia di Hamas. Ci sono anche bombardamenti sulla parte centrale e occidentale della città, dove almeno cinque palestinesi sono stati uccisi. Sempre nella notte sono stati condotti raid aerei contro il quartiere di Shejaiya a Gaza City nel nord della Striscia causando almeno un morto e diversi feriti. Attacchi anche nel campo profughi di Jabalya, nel nord.
“O noi o loro, i mostri di Hamas”. Così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato la necessità di restare “uniti perché solo insieme vinceremo” durante la cerimonia per lo Yom HaZikaron, la Giornata dedicata alla memoria dei caduti, che si è svolta al cimitero militare su Monte Herzl a Gerusalemme. “Siamo determinati a vincere questa lotta”, ha detto Netanyahu sostenendo che la guerra in corso nella Striscia di Gaza è “una scelta tra libertà e prosperità, contro disperazione, omicidi e violenza”. Parlando a ministri, rabbini capi, al capo di stato maggiore delle Idf, diplomatici e famiglie in lutto, il premier israeliano ha promesso che “raggiungeremo l’obiettivo della vittoria riportando a casa tutti i nostri ostaggi”.
In un colloquio telefonico, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha ribadito al ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant l’opposizione degli Stati Uniti a un’offensiva militare di terra a Rafah e ha ”sottolineato la necessità urgente di proteggere i civili e gli operatori umanitari a Gaza”. Come si legge in una nota del Dipartimento di Stato Usa, Blinken ha anche chiesto a Gallant di ”garantire che gli aiuti possano entrare a Gaza e di favorire la loro distribuzione all’interno di Gaza mentre Israele mira agli obiettivi di Hamas”. Blinken ha inoltre ”espresso l’impegno determinato degli Stati Uniti nei confronti della sicurezza di Israele e l’obiettivo condiviso della sconfitta di Hamas”, si legge nella nota.
Intervenendo alla CBS, Blinken ha detto che gli Stati Uniti credono che Israele abbia ucciso più civili che terroristi di Hamas durante la guerra a Gaza. E ha detto che il Paese deve fare di più per mitigare le morti civili.
Quella in corso a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, è “un’operazione mirata”, ha assicurato dal canto suo Gallant, nel corso del colloquio telefonico. Durante la telefonata, riportano i media dello Stato ebraico, Gallant ha indicato che il suo governo non si lascerà dissuadere dal portare a termine gli obiettivi della guerra che sono – ha ribadito – riportare a casa gli ostaggi ed eliminare Hamas. Nella nota diffusa dall’ufficio di Gallant si evidenzia quindi che il ministro “ha espresso il suo apprezzamento al segretario Blinken per il continuo sostegno fornito dall’Amministrazione americana alla sicurezza di Israele
In una dichiarazione rilasciata ieri, il portavoce dell’Idf, Rear Admiral Daniel Hagari, ha spiegato che “le Forze di Difesa Israeliane stanno continuando la loro operazione mirata contro Hamas a Rafah come parte degli sforzi per ottenere una sconfitta definitiva di Hamas e riportare a casa tutti i nostri ostaggi”. “Dall’inizio dell’operazione abbiamo eliminato decine di terroristi”, ha aggiunto sottolineando che “prima delle nostre operazioni invitiamo i civili a spostarsi temporaneamente verso le aree umanitarie e ad allontanarsi dal fuoco incrociato in cui Hamas li mette. La nostra guerra è contro Hamas, non contro la popolazione di Gaza”.
A Jabalia, i carri armati e le truppe israeliane stanno avanzando sempre più nelle parti orientali e centrali del campo – il più grande degli otto storici campi profughi di Gaza – con furiose battaglie tra l’esercito e i gruppi palestinesi. Lo scrive al Jazeera.
L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) afferma che quasi 360.000 persone sono fuggite da Rafah, a Gaza, da quando Israele ha emesso l’ordine di evacuazione il 6 maggio. “Non c’è nessun posto dove andare. Non c’è sicurezza senza un cessate il fuoco”, ha affermato l’agenzia in un post su X.
L’Autorità Palestinese ha rifiutato la proposta di gestire il valico di Rafah. Lo ha detto a Sky News Arabic un funzionario palestinese, aggiungendo che il rifiuto è arrivato dopo la richiesta di gestione da parte degli Stati Uniti.
