(Adnkronos) – ”Hamas vuole solo distruggere Israele e uccidere ebrei”. Così il segretario di Stato Usa Antony Blinken da Tel Aviv dove ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. ”Nessun Pese può tollerare il massacro dei propri cittadini”, ha aggiunto sottolineando: ”Quello che serve è il diritto di difendersi”.
Intanto, secondo le ultime news di oggi 12 ottobre, un presunto raid aereo israeliano ha messo fuori uso gli aeroporti internazionali di Damasco e Aleppo. Lo ha riferito l’agenzia di stampa siriana Sana, che cita fonti militari, secondo cui non si registrano vittime. Damasco ha accusato Israele dell’attacco, ma Tel Aviv non commenta.
”Siamo qui e non andremo da nessun’altra parte’, vi difenderemo sempre”, ha detto ancora Blinken a Netanyahu. Una dimostrazione di solidarietà da parte degli Stati Uniti nei confronti di Israele dopo l’attacco subito da Hamas. “Non c’è alcuna giustificazione per le atrocità che abbiamo visto” commesse da Hamas contro Israele, perché è stato commesso ”un male difficile da immaginare”, ha dichiarato ancora il segretario di Stato Usa che domani incontrerà il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
Gli Stati Uniti stanno ”fornendo munizioni a Israele, oltre ad altri aiuti per la difesa” e ”altro materiale è in viaggio”, ovvero ”forniremo altri armamenti e atri supporti per aiutare a proteggere la popolazione” israeliana, ha fatto sapere ancora Blinken ricordando che “ci sono 25 cittadini americani che sono stati uccisi”.
Israele interromperà le forniture di acqua e di elettricità alla Striscia di Gaza fino a quando Hamas non rilascerà le 150 persone rapite sabato. In un tweet il ministro dell’Energia israeliano Israel Katz. ”Aiuti umanitari a Gaza? Nessun interruttore elettrico sarà acceso, nessuna pompa dell’acqua sarà aperta e nessun camion di carburante entrerà finché i rapiti israeliani non saranno tornati a casa”. ”Nessuno può insegnarci la morale”, ha aggiunto.
Il ministero degli Esteri egiziano ha dunque confermato che, contrariamente alle informazioni inesatte che circolano e che non hanno alcun rapporto con la realtà, il valico di frontiera di Rafah tra l’Egitto e la Striscia di Gaza è aperto al traffico e non è stato mai chiuso dall’inizio dell’attuale crisi. Il valico è aperto, “salvo il fatto che le sue strutture sul lato palestinese sono state danneggiate a causa dei ripetuti bombardamenti israeliani”, si legge in una nota, nella quale si ricorda che “l’Egitto ha invitato Israele a evitare di colpire il lato palestinese del valico”, in modo che possano continuare “i lavori di riparazione” e che il valico possa servire “per sostenere i fratelli palestinesi nella Striscia di Gaza”.
”Israele in lutto si sta preparando a una vasta campagna militare contro Hamas”. Lo ha dichiarato il presidente israeliano Isaac Herzog in un briefing ai giornalisti stranieri presso la residenza presidenziale a Gerusalemme. Herzog non ha però risposto a una domanda circa una possibile incursione di terra nella Striscia di Gaza.
Intanto è salito a 1.300 il numero delle vittime israeliane dell’attacco sferrato sabato da Hamas contro Israele. Lo riferiscono i media israeliani precisando che non si conosce ancora il destino delle circa 150 persone rapite e portate nella Striscia di Gaza dai terroristi. Sono invece circa 3.300 i feriti, di cui 28 in condizioni critiche e 350 in gravi condizioni.
Sale anche il bilancio nella Striscia di Gaza dopo le operazioni israeliane seguite all’attacco di Hamas di sabato. Secondo la tv satellitare al-Arabiya, che cita il ministero della Sanità di Gaza, sotto il controllo di Hamas, si contano almeno 1.354 morti e 6.049 feriti.
Mentre in Israele i militari “attendono” il via libera del governo per una possibile offensiva di terra nella Striscia di Gaza, il lento lancio di razzi da parte di Hamas verso Israele nell’ultima giornata dimostra che si sta preparando a ”una guerra lunga”. E’ la previsione del capo del Comando militare del Fronte Interno israeliano, il Maggiore Generale Rafi Milo, in un incontro con i giornalisti. “Abbiamo valutato il comportamento di Hamas, che si rende conto che sta entrando in una lunga guerra”, ha detto Milo. “Hamas sta gestendo gli attacchi in un modo tale da affrontare” combattimenti che ”dovrebbero durare settimane”, ha detto il militare, spiegando che il gruppo palestinese ”ha diminuito la portata degli attacchi a circa 200-400 razzi al giorno, per permettersi un combattimento molto lungo”.
Ci sono inoltre segnali crescenti e significativi che il controllo di Hamas su Gaza sta già iniziando a vacillare, ha poi affermato dal canto suo il portavoce dell’Idf, Daniel Hagari, riconoscendo tuttavia che il gruppo terroristico continua a lanciare razzi su Israele in numero significativo e continua ad avviare attacchi di piccola entità via terra e via mare. Secondo Hagari, l’alto comando di Hamas è ora molto più tagliato fuori da tali decisioni e sempre più attacchi vengono effettuati da sub-comandanti isolati che non fanno necessariamente parte di una strategia coordinata. Hamas non è più a conoscenza in tempo reale di quali dei suoi comandanti siano vivi o morti e tarda a sostituirli.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno nel frattempo schierato truppe riserviste nelle città vicine al confine con il Libano, nel nord di Israele, per il timore di attacchi provenienti dal Paese dei Cedri. “Le forze stanno svolgendo diversi compiti di difesa nelle città, tra cui pattugliamenti, imboscate e posti di blocco al fine di garantire la sicurezza dei residenti”, affermano i militari citati dal Times of Israel.
Nel frattempo l’esercito israeliano, che ha richiamato circa 300.000 riservisti, “aspetta di vedere cosa deciderà la leadership politica”, ha detto un portavoce militare, Richard Hecht. “Ci stiamo preparando per una operazione di terra se ci sarà una decisione in tal senso – ha aggiunto – I soldati si preparano per le prossime fasi della guerra”.
“Non abbiamo paura” e “Gaza non è un giardino e gli costerà molto caro”. Sono le parole riportate dalla tv satellitare al-Jazeera di un esponente dell’ufficio politico di Hamas, Ghazi Hamad, mentre si sviluppa l’offensiva israeliana contro Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, dopo l’attacco lanciato sabato scorso dal gruppo in Israele. “Dall’inizio abbiamo mandato 1.200 combattenti che sono riusciti a distruggere l’immagine, la sicurezza, l’intelligence di Israele e la sua immagine di superpotenza”, ha affermato.
“Siamo un popolo forte. Siamo fortemente determinati ad andare avanti. Abbiamo – ha sostenuto – molti combattenti e molte persone che vogliono sostenerci”. Secondo Hamad, “anche le persone ai confini di Giordania, Libano e ovunque, vogliono venire qui e combattere con noi”. Hamad, ha ricordato nei giorni scorsi il Financial Times, in passato ha condiviso con Mohammed Deif (comandante dell’ala militare di Hamas, indicato come mente dell’attacco di sabato) la cella in prigione dopo essere stato arrestato dagli israeliani.
Idf conferma: bandiera Isis trovata in kibbutz attaccato da Hamas
Le Forze della Difesa israeliana (Idf) hanno confermato che una bandiera dello Stato Islamico (Isis) è stata trovata in uno dei kibbutz attaccato sabato da Hamas, quello di Sufa vicino al confine con la Striscia di Gaza. Le Idf hanno anche diffuso un’immagine dei militari israeliani che mostrando la bandiera nera del gruppo jihadista.
Ieri era stato il gruppo South First Responders ha diffondere su Telegram l’immagine della bandiera trovata nel kibbutz, oltre ad altri filmati dell’attacco.
Quasi 90 minuti di panico, con più di 2 milioni di israeliani rintanati nei rifugi, dopo l’avviso di imminente attacco con droni. Si è però trattato di un falso allarme, ha ammesso l’Idf. Dopo aver mandato i residenti di ogni città del nord di Israele a cercare rifugio per un possibile massiccio attacco di droni dal Libano, il portavoce dell’esercito israeliano, il contrammiraglio Daniel Hagari, ha detto in una dichiarazione pubblica che non c’è stato alcun incidente nel nord di Israele, aggiungendo che l’esercito sta indagando su cosa abbia causato il suono delle sirene di allarme in tutta la regione.
Più di 338.000 persone sono state sfollate a Gaza mentre Israele continua i suoi attacchi aerei sulla Striscia. Lo ha reso noto l’Onu. Intanto, aumentano le richieste per consentire un passaggio sicuro a Gaza degli aiuti e di medicine. Ci sono state anche richieste per un corridoio umanitario per consentire ai palestinesi di lasciare la zona del conflitto, dove molte case sono state bombardate e distrutte dagli attacchi aerei.
Il valico di Rafah, che è il principale punto di uscita da Gaza verso l’Egitto, è stato chiuso da martedì dopo i bombardamenti israeliani, mentre le truppe israeliane sono ammassate anche vicino al confine di Gaza in preparazione ad un’offensiva di terra.
